Hepple Gin, alla ricerca del Martini perfetto

Una delle ragioni per cui amo il mio lavoro è perché mi permette di visitare alcuni luoghi dove mai nella vita sarei capitata, se proprio lì non si fosse trovata una distilleria.

Hepple

È questo il caso della cittadina di Hepple. All’estremo nord dell’Inghilterra, vicino al confine con la Scozia, la distilleria in questione si trova ad un paio di ore di macchina da Edimburgo, scendendo verso il basso. Siamo nella regione del Northumberland, parco naturale in perfetto stile inglese: campi verdissimi, cottages, pecore. Pecore ovunque.

E qualche sperduto villaggio i cui abitanti si aggirano furtivi muniti di stivaloni, passamontagna e giubbotto, accompagnati da uno stuolo di cani al seguito.

È superfluo aggiungere che qui fa freddissimo, per la maggior parte dell’anno.

In questo scenario semi apocalittico, in realtà Hepple è un grazioso agglomerato di casette, circondato da dolci colline e prati verdi.

E in una di queste colline si nasconde una villa, di quelle che si vedono solo nei film inglesi, rimasta ferma ad un’epoca passata. In questo cottage dalle mille stanze e dai mille camini, ricoperto di tappezzeria floreale dove alle 17 immancabilmente si beve tè coi biscotti, è nato uno dei gin più ambiziosi e complessi sul mercato. E non poteva chiamarsi che Hepple Gin.

Mi piace immaginare che, in un giorno di freddo, si siano ritrovati a bere martini nel grande salone della villa cinque personaggi di spicco della bar industry londinese. E tra un martini e l’altro, probabilmente un po’ brilli, annoiati dei “soliti gin” a cui mancava qualcosa che rendesse speciale il loro drink preferito, qualcuno si alzò in piedi e dichiarò: perché non produciamo il gin migliore al mondo, proprio qui?

Nick Strangeway e il suo martini, ben ghiacciato

Ho sentito diverse volte la storia di come è nata l’idea di questo gin, e la mia versione non è molto lontana dalla verità. Tra le menti diaboliche dietro questa ricetta troviamo Nick Strangeway, barteder londinese in attività tra gli anni ’90 e duemila, oggi considerato tra i personaggi più influenti della miscelazione mondiale; Chris Garden, precedentemente master distiller di Sipsmith, a cui dobbiamo la realizzazione pratica del progetto. Aggiungiamo Valentine Warner, celebre chef inglese; Cairbry Hill, da anni attivo nell’industry londinese e Walter Riddle, proprietario della villa e custode della produzione.

Queste menti geniali hanno avuto la brillante idea di costruire la distilleria più piccola e tecnologica del mondo, nel posto più improbabile: la cittadina di Hepple, la villa di Walter e il suo garage. Sì, la distilleria, come spesso accade, è praticamente in un garage, o quella che era stata una rimessa degli attrezzi. Un paio di stanze sicuramente non destinate alla produzione di gin, in origine.

Io e Walter, coltivatori di ginepro

La ragione per cui è stata scelta proprio questa location è in realtà la grande presenza di ginepro verde, che cresce spontaneo proprio nelle colline intorno alla villa. Oggi Walter, il proprietario della tenuta, si dedica ad un’importante opera di ripopolamento del ginepro verde autoctono della regione. Io ho contribuito piantando un baby ginepro, che in una quindicina di anni potrebbe diventare parte integrante di un buon martini.

La produzione di Hepple Gin è quindi completamente dedicata alla valorizzazione del ginepro, avendo come obiettivo primario il ritorno all’originale secchezza e pulizia del gin in stile London Dry, in un’epoca di grande popolarità dei gin iper aromatici.  

La produzione è quanto di più complesso si possa immaginare, e prevede tre passaggi. Il primo passaggio è una ridistillazione di alcol di cereali con una serie di botaniche tipiche del gin in alambicco di rame: scorze di agrumi, botaniche della zona come mirtillo, levistico e angelica, ginepro verde e ginepro nero, aghi di abete di Douglas. Con questa prima distillazione si ottiene un perfetto London Dry.

L’alambicco della distilleria, e io.

Ma non è finita. La distilleria è munita anche di un alambicco in sottovuoto, il famoso Rotovapor. Con questo strumento si distilla a bassa temperatura, e viene utilizzato per le botaniche più delicate, distillate singolarmente. In questo modo ogni botanica esprime a pieno le sue caratteristiche e viene bilanciata nella miscela finale in modo da non perdere nessuno dei suoi tratti distintivi.

Manca ancora un passaggio. L’ultimo macchinario mai prima d’ora era stato avvistato in una craft distillery. Chiamato anche Super Critical Extractor, è un estrattore da alta pressione di CO2, che viene qui utilizzato per ricavare un estratto di ginepro così puro e potente per cui saranno sufficienti solo poche gocce per bottiglia per ottenere il risultato desiderato.

Rotovapor

Questo è l’ingrediente segreto che darà al gin la sua tridimensionalità. A provare l’efficacia di questi tre passaggi, la distilleria è cosparsa di grafici e tabelle, che mostrano scientificamente come ogni distillazione aggiunga al gin dei livelli di complessità differenti.

Il risultato di questi tre passaggi viene unito e tagliato con l’acqua purissima delle sorgenti intorno alle colline di Hepple.

Hepple Gin vuole essere la versione ultra moderna di un gin estremamente classico. Secco, pulito e fresco come l’aria del Nord, perfetto e pericolosissimo in un Martini Cocktail.

Il laboratorio

Nasce quasi per gioco, un gin che aspira alla perfezione realizzato da persone che lavorano veramente nel settore da decenni e che hanno contribuito alla sua rinascita.

Io ho bevuto un Martini appoggiata ad una pianta di ginepro, sotto il cielo stellato di un tardo pomeriggio inglese con temperature ideali solo a non far riscaldare il drink.

Chi non avesse la fortuna di capitare nella campagna inglese in una giornata d’inverno, spero possa ritrovare i suoi profumi e la sua atmosfera in un sorso di Hepple Gin. Ben freddo.

Un martini ben ghiacciato, per favore!

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