Torino, il bartour “eroico” delle piazze

Vista da Milano, Torino è soltanto a poche fermate di distanza.

Terza città più grande d’Italia, industriale, esoterica, underground, vanta una miriade di definizioni cool che la rendono una meta decisamente appetibile.

C’è chi la ama per la dimensione “vivibile” del centro, chi per i numerosi eventi legati all’arte, alla cultura e al cibo. Se per noi milanesi Torino diventa la perfetta meta per un weekend fuori porta – o il ricordo della prima gita scolastica (chi non è andato al museo Egizio?) – i torinesi spesso storcono il naso. “A Torino non c’è niente” diventa, ahimè, un modus operandi. Ma lamentarsi della propria città non è ormai lo sport nazionale? 

La prima volta che sono stata a Torino “per bar”, è stata una decina di anni fa. Sono partita da Milano in macchina insieme ad un amico con l’unico dignitosissimo obiettivo di berci qualche drink nel cocktail bar più chiacchierato del momento, e tornare indietro. Ah, beata gioventù!

Ma tutto faceva parte di un diabolico piano. In quegli anni, infatti, la miscelazione italiana stava cominciando a mettere le basi per quella che sarebbe diventata la nuova Golden Age of Cocktails. Se oggi qualunque cittadina pullula di shaker, jigger e barspoon, lo dobbiamo anche a quei pionieri che, in tempi inaspettati, hanno aperto le porte ad una nuova era del bere.

La Torino delle piazze

Lo Smile Tree era uno di questi locali. A quei tempi qui un cocktail veniva servito insieme ad una struttura tridimensionale, una sorta di presepe di varia oggettistica disposta con cura, per un risultato assolutamente memorabile. Anche nell’epoca pre-instagram. E i drink erano pure molto buoni, oltre che esageratamente belli. Oggi in una veste meno “eccentrica”, rimane una tappa importante del bartour torinese.

Da quella prima volta nella Torino da bar, anche qui, come nel resto d’Italia la miscelazione si è decisamente evoluta. E sì, i cocktail bar sono spuntati come il prezzemolo, tanto da rendere molto difficile il mio compito autoassegnato di tracciarne una mappa.

Così ho pensato di circoscrivere il percorso di oggi ad una categoria precisa, che definirei i cocktail bar “eroici” delle piazze. Parliamo di street bar che hanno aperto, puntando sulla qualità e sulla ricerca, in aree del centro popolate da un miscuglio di varia umanità, con particolare attenzione a studenti fan dei bottiglioni a basso costo e delle sbronze selvagge. Che diciamoci la verità: ci siamo passati tutti. Inutile fare i moralisti.

Parliamo specialmente delle zone di San Salvario e Piazza Vittorio. San Salvario, in particolare, è il parco giochi della gioventù alcolista torinese e del caos fuori controllo. Tuttavia, negli ultimi anni un grande processo di riqualificazione ha reso questo quartiere sempre più vivibile, e locali decisamente carini hanno cominciato ad aprire in ogni viuzza.

D.one

Uno di questi è il D.One. Da circa tre anni nelle sapienti mani di un gruppetto di personaggi della scena torinese, è diventato un luogo di ritrovo per chi ama i locali decisamente movimentati ma con grande attenzione alla qualità della proposta. Mattoni a vista, colori caldi e grandissima bottigliera, aperto dall’aperitivo in poi con una proposta food easy ed efficace. Drink elaborati il giusto, qui il weekend la mole di lavoro è davvero surreale. Staff super sorridente. Questa è una delle mie tappe obbligatorie.

A pochi metri di distanza un altro localino decisamente degno di nota: Affini. Qui ci si dedica con orgoglio alla tradizione torinese, in un ambiente dai toni vagamente retrò con un tocco industriale. Molto carino. Drink list super interessante con grande attenzione al vermouth, orgoglio cittadino. Con le tapas si combatte il temutissimo aperitivo a buffet, duro a morire in città. Anche nel menu cibo i prodotti locali hanno la meglio. Il giovane chef: one to watch.

Affini

Spostandoci, altra zona della movida torinese da panico è sicuramente Piazza Vittorio, regno dell’apericena (nostro nemico) e del sabato sera universitario. Sotto il magnifico porticato troviamo alcune realtà “eroiche”. Uno dei miei posti preferiti è La Drogheria. Presa d’assalto dagli amanti dell’aperitivo, qui c’è sempre un caos incredibile, gestito con gran gusto. Ottimi drink e un bel taglierone all’aperitivo. All’apericena diciamo no!

Tra gli eroici della piazza citiamo anche il Nat Cocktail House, dove un gruppetto di giovani e attivissimi bartender lavora sommerso da un’enorme bottigliera, che occupa la maggior parte del locale fugando ogni dubbio su quale sia il concept: fare da bere, e pure bene.

Poco distante dal clamore della piazza, si nasconde per benino lo speakeasy cittadino: The Mad Dog. Da una porticina sulla strada si accede ad un locale sotterraneo con mattoni a vista e arredo vintage. Musica da vivo, drink list dedicata ai prodotti italiani e del territorio, con grande attenzione a vermouth e bitter. Qui negli anni si sono alternati tra i migliori bartender attualmente in circolazione. Una tappa da non perdere.

Central Cocktail Bar

Proseguiamo con un cambio di piazza e di atmosfera, e piombiamo nella più tranquilla e meno eroica Piazza Carlina, dove ben protetto dal disagio delle due precedenti zone se ne sta il Centràl Cocktail Bar, che a me piace sempre parecchio. Qui troviamo un’atmosfera vagamente da giro del mondo in 80 giorni, con una simpatica selezione di elefantini qua e là. Drink list creativa e ben curata, ottimi drink e aperitivo minimal, che io preferisco ampiamente. Perché è sempre bene ricordare che dopo l’aperitivo si suppone ci sia una cena. Non le due cose insieme.

A questa prima manciata di localini emblematici della Torino da bere, se ne potrebbero aggiungere davvero un bel po’. La mia mappetta del centro è infatti ben ricca di stelline. Ma per evitare di sottoporvi papiro di indirizzi, rimando ad un prossimo appuntamento il resto del bartour. Ogni segnalazione è ben accetta!

Up next: mega strutture polifunzionali torinesi, che nascondono un bar. O qualcosa del genere.              

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