Roma: percorso poco culturale per il turista da bar

Negli ultimi anni sono stata a Roma diverse volte, e in tutte le mie trasferte non è mai mancato un nutrito e variegato bartour, come da manuale. Per questa ragione la mia mappetta romana di google è piena di stelline e cuoricini che non indicano proprio niente di culturale. Ebbene sì, sono tutti bar. Un po’ me ne vergogno, in effetti.

Ma bisogna ammettere che in questi ultimi anni la miscelazione romana si è veramente data un gran da fare e posizionata ad un livello assolutamente di tutto rispetto nella scena internazionale. E quindi bisogna approfittarne e fare il pieno di best bar ogni qualvolta si capiti in città.

Negli ultimi anni i cocktail bar sono diventati davvero tanti e in continua apertura, tanto che ogni volta che mi trovo a Roma mi tocca un bel po’ di lavoro per rimanere aggiornata sugli sviluppi.

La Punta Expedio de Agave

(Devo ammettere che spesso mi areno in un paio di questi, che sono anche tra i miei preferiti worldwide. E addio bartour.)

Comunque, sebbene stilare una lista di posti da visitare sia pressoché impossibile data la dimensione della città e il gran numero di locali, cercherò di fare un elenco geograficamente logico, tipo un percorso seguendo le mie stelline come i mattoncini gialli di Dorothy.

Ovviamente ne trascurerò moltissimi per questioni pratiche, ma non mancherà un secondo turno.

Quello che posso dire senza sbilanciarmi troppo è che la mia zona preferita è sicuramente Trastevere. Sarà che mi ricorda un po’ i Navigli a Milano (non per questioni fluviali), sarà che ci sto sempre bene, alla fine cerco sempre di dormire in questo quartiere.

Maria Sabina

E il mio ipotetico bartour di oggi parte proprio a Trastevere, dove si trova uno dei miei preferiti di sempre: La Punta Expedio de Agave. Situato in un delizioso angolino lontano dal frastuono del centro, si apre con un tripudio di colori e lucine tutto a tema Messico, nel caso non fosse chiaro dal nome. Al piano terra grande bancone con drink relativamente easy e cucina super, al piano -1 una sorta di speakeasy interno dai toni misteriosi e i drink elaborati. Alla Punta spesso e volentieri inizia e finisce il mio bartour: entro per un drink e alla fine ci passo la serata. Imperdibile e meraviglioso.

Una decina di minuti a piedi arriviamo nel cuore di Trastevere, nella zona del caos più totale, in un locale diventato istituzione tra i giovani romani e dove una tappa è sempre d’obbligo anche per i bartender più nerd: Freni e Frizioni. Qui la politica è “quality & quantity”, dove la quantity è veramente qualcosa di esagerato. E la quality assolutamente degna di nota. Immensa bottigliera, drink list sempre all’avanguardia, musica alta e un mare di gente nella piazzetta di fronte a qualsiasi ora e in qualsiasi giorno. Adoro.

Freni e Frizioni

Con un grandissimo sforzo, riuscendo a non arenarci dai due suddetti amici trasteverini, passiamo alle vie del centro storico. Idealmente ci dirigiamo in una zona che ci porta da Campo dè Fiori a Piazza Navona, al Pantheon e poi dritto verso il Tempio di Adriano e oltre. Sì, perché ovviamente questo itinerario, con un po’ di forza di volontà, può essere completato anche a piedi godendosi le bellezze della città. Bartour + turismo di base si può fare, caldamente consigliato!

Incontriamo subito una doppietta di speakeasy, quindi in verità sarebbe da arrivare in zona alla fine del giro. Comunque, lo speakeasy per eccellenza, primo di una lunga serie e assolutamente obbligatorio, è il locale forse più famoso di Roma e d’Italia. Parliamo del Jerry Thomas Project. Quando ero una giovane bartender questo locale e i suoi creatori, che ormai considero amici, hanno profondamente segnato il mio percorso. Per questo sarò sempre legata a questo salottino fuori dal tempo nascosto in un vicolo, dove continuano a miscelarsi tra i migliori drink della città.

Lì vicino si nasconde l’Argot. Un locale per me estremamente emblematico: apparentemente il classico speakeasy con arredo vintage e musica soft, gestito però da un gruppetto di individui tutt’altro che soft. Sono stata due volte e, forse era un caso (o forse no), regnava il panico. In senso buono. Un gran bel casino dietro al bancone, di quelli che coinvolgono anche chi sta dall’altra parte. Molto divertente. Musica dal vivo, drink list molto interessante che ci offre una decina di cocktail “prescritti” dal medico. Genietti!

Argot, menu

Spostandoci tra le vie del centro, nascosto pure lui molto bene, troviamo il Club Derrière, che si trova esattamente “dietro” l’Osteria delle Coppelle, passando attraverso un armadio. Qualcuno, di cui non farò nomi, mi ha fatto notare che è il posto perfetto per conquistare una turista: la si porta a mangiare cucina tipica e poi, colpo di scena, nel secret bar. Del resto, i bar servono anche a questo no? Romanticherie a parte, il locale è davvero molto d’effetto: luci soffuse, oggettistica vintage con qualche tocco industriale. E i drink sono sempre una garanzia.

Baccano

Proseguendo, tempio di Adriano sulla destra, incontriamo Baccano, fresco fresco di inserimento in classifica tra i 100 migliori bar del mondo. Locale difficile da descrivere: estremamente internazionale, a metà tra un bistrot parigino e un ristorante cool newyorkese. Molto d’effetto. A metà della via più turistica di Roma, sembra quasi difficile pensare di poter trovare un bancone non dedito alla preparazione di spritz e cappuccini all day long. E invece eccoci qua. Bottigliera importante, drink list in continuo mutamento, una programmazione di guest internazionali di alto livello. Sicuramente il bar più social dell’anno, merita una visita. Anche due.

Ultima tappa del tour, altro incredibile ingresso in classifica best 100 e apertura calda dell’ultimo anno, troviamo il Drink Kong. Un po’ club berlinese, un po’ secret, un po’ street e un po’ industrial. Non so quante altre parole inglesi possa utilizzare per descriverlo, di certo rappresenta un unicum nel panorama dei bar italiani. Diviso in diverse sale è un po’ un misto di tutto e di diversi temi, assolutamente riuscitissimo. Menù drink assolutamente minimal nelle presentazioni e iper complesso nella preparazione, menu food che spazia tra influenze orientali e cucina locale. Tutto molto, molto, molto figo.

Drink Kong

Qui, per ora, si conclude il mio bartour romano che mi auguro di non completare mai in un giorno solo, per questioni di sanità mentale. E direi neanche in due. Tuttavia, io sono una signorina. Sono sicura che voi sarete in grado di districarvi al meglio e rendere onore alla miscelazione della capitale. Ricca, variegata e, soprattutto, molto divertente. Enjoy!

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